Mercoledì Apple, l'azienda di iPhone e Mac, dovrebbe presentare i primi Mac con lo schermo touch: due nuovi MacBook Pro, da 14 e 16 pollici, che si potranno comandare anche toccando lo schermo con le dita. Lo ha anticipato Mark Gurman, il giornalista di Bloomberg che da molti anni rivela in anticipo molti dei prodotti dell'azienda. Da alcune settimane, inoltre, le beta di macOS, cioè le versioni di prova del sistema operativo dei Mac distribuite agli sviluppatori, contengono diversi ritocchi pensati per il dito. Apple ha confermato l'evento, ma non ha detto cosa presenterà. Se l'indiscrezione è giusta, per l'azienda si tratta di un ripensamento notevole, perché per quindici anni i suoi dirigenti hanno sostenuto in pubblico che un computer progettato per il puntatore non si comanda bene con il dito. È una convinzione che i portatili touch venduti da anni da Microsoft, Samsung e Google hanno in parte confermato.
Perché Apple non ha mai voluto un Mac touch #
La posizione di Apple risale a Steve Jobs, il suo cofondatore, che nell'ottobre del 2010 spiegò che l'azienda aveva provato a lungo i portatili con lo schermo touch e li aveva scartati. Uno schermo verticale da toccare, disse, è «terribile dal punto di vista ergonomico»: dopo un po' il braccio si stanca, e per le dita la superficie giusta è quella orizzontale del trackpad. Era un argomento fisico, e negli anni successivi i dirigenti di Apple ne aggiunsero uno che riguardava il software. Craig Federighi, che dirige lo sviluppo dei sistemi operativi dell'azienda, raccontò nel 2016 che Apple aveva costruito dei prototipi funzionanti, ma che aggiungere il touch a un sistema pensato per un puntatore preciso avrebbe reso il Mac più scomodo da usare.
Il motivo è una questione di misure. Il puntatore di un mouse o di un trackpad colpisce un punto preciso, e per questo sul Mac i pulsanti, le voci dei menu e le icone possono essere piccoli e molto vicini fra loro; il dito invece copre un'area molto più ampia, e ha bisogno di bersagli grandi e distanziati. Nelle indicazioni che Apple dà a chi progetta app, un controllo standard misura 28 punti per lato sul Mac e 44 su iPhone e iPad, cioè quasi il 60 per cento in più. Fare spazio al dito significa quindi mostrare meno contenuto nello stesso schermo: meno righe in un foglio di calcolo, meno file in una cartella, meno voci in un menu senza doverlo scorrere.
Per questo Apple ha tenuto separati per anni il Mac e l'iPad. Ancora l'anno scorso, in un'intervista al sito MacStories, Federighi disse che Apple non voleva costruire «una barca-automobile» né uno «spork», la posata di plastica a metà fra forchetta e cucchiaio, perché alla prova dei fatti «non è un buon cucchiaio e non è una buona forchetta». Nella stessa intervista però aggiunse che il Mac poteva «ispirarsi» ad alcuni elementi dell'iPad. Non è chiaro quanto la svolta dipenda da John Ternus, che è diventato amministratore delegato il 1° settembre dopo aver guidato per anni la progettazione dell'hardware di Apple, e che nel 2021 aveva definito il Mac un computer ottimizzato per trackpad e mouse.
Windows 8, Surface e convertibili: perché non hanno convinto #
Il problema che Apple si prepara ad affrontare è quello su cui Microsoft lavora da quindici anni. Nel 2011, presentando Windows 8, l'azienda promise un sistema progettato per il touch che avrebbe funzionato altrettanto bene con mouse e tastiera, e Julie Larson-Green, che ne guidava l'interfaccia, scrisse che l'approccio di Microsoft non prevedeva «nessun compromesso». Windows 8 uscì l'anno dopo con una schermata iniziale fatta di grandi riquadri colorati al posto del tradizionale menu Start, e molti utenti, soprattutto negli uffici, faticarono ad abituarsi. Pochi mesi dopo Microsoft ammise che il sistema era scomodo sui tanti computer senza touch e lo corresse, e con Windows 10 il menu Start tornò al suo posto.
Nel frattempo erano arrivati i portatili che si trasformano in tablet, come i Surface della stessa Microsoft e poi i convertibili di Samsung, HP e Lenovo, con lo schermo che si stacca dalla tastiera o ruota all'indietro fino ad appoggiarsi sotto il computer. Le recensioni li hanno giudicati in modo molto simile per più di dieci anni. Del primo Surface Pro il sito americano The Verge scrisse che, nel tentativo di essere sia un portatile sia un tablet, non era né l'uno né l'altro, e anche le recensioni dei modelli più recenti li trovano troppo grandi e pesanti per usarli come tablet. Marques Brownlee, uno dei recensori di tecnologia più seguiti su YouTube, ne ha fatto una regola: un dispositivo che prova a essere tutte e due le cose diventa inevitabilmente un po' peggiore di tutti e due.
Anche il software più recente mostra che il compromesso non è sparito. Nel 2021, con Windows 11, Microsoft allargò lo spazio fra le voci di Esplora file, il programma che gestisce i documenti sul computer, anche per renderlo più comodo con il dito, e chi preferisce vedere più file insieme deve attivare a mano una "modalità compatta". Il caso opposto è quello dei Googlebook, i portatili con Android che Google ha presentato quest'anno, che hanno tutti lo schermo touch: un recensore del sito Android Authority li ha giudicati i portatili più facili da usare con le dita. In cambio hanno barre delle finestre molto più alte del solito, e app che non sfruttano del tutto tastiera e trackpad.
Come Apple sta preparando macOS al dito #
Nelle beta di macOS uscite fra settembre e ottobre, Apple sembra aver scelto un'altra strada, la stessa che Microsoft ha preso per i menu più recenti di Windows: invece di allargare ogni controllo per tutti, adatta l'interfaccia al clic o al dito. Nel Finder, il programma che gestisce i file sul Mac, il menu delle etichette resta compatto quando viene aperto con il clic e si allarga quando viene aperto con il dito. In Safari una scheda trascinata con il dito si solleva, e una pressione prolungata apre il suo menu; anche le icone del Dock, la barra delle app, si animano quando il dito le tiene premute, come sull'iPad.
Non è la prima volta che Apple mette mano alle misure. Già l'anno scorso, con macOS 26, aveva reso «leggermente più alti» i controlli più piccoli del sistema per ingrandire la superficie da cliccare, e aveva dato agli sviluppatori un modo per tornare alle misure di prima nelle finestre più affollate. Secondo Gurman il nuovo macOS andrebbe oltre: per scegliere quali controlli mostrare terrebbe conto anche di quello che l'utente ha fatto poco prima.
I rischi di un'interfaccia che cambia da sola #
È una soluzione che risparmia spazio a chi lavora con il puntatore, ma che ha un difetto noto da tempo: un'interfaccia che cambia da sola è più difficile da imparare di una che resta sempre uguale. Microsoft lo scoprì con Office 2000, che introdusse dei menu "personalizzati" capaci di nascondere le voci usate di rado e di mostrare prima quelle più frequenti. Non funzionarono: nel 2006 Jensen Harris, che guidava il progetto dell'interfaccia di Office, scrisse che una personalizzazione automatica, se non è perfetta, è di solito peggio che non averne affatto, e con Office 2007 l'azienda li disattivò.
La ricerca sulle interfacce è arrivata a conclusioni simili: in uno studio del 2004 dell'Università della British Columbia i menu fissi si rivelarono più veloci di quelli che si riordinano da soli, e diversi partecipanti trovarono frustrante che questi ultimi cambiassero. Studi successivi hanno ipotizzato che un'interfaccia adattiva funzioni solo se lascia al suo posto la parte che gli utenti hanno già imparato, quella che la mano trova senza cercarla.
Le stesse linee guida di Apple chiedono agli sviluppatori di non obbligare gli utenti a imparare interazioni diverse per ogni strumento, perché chi usa un Mac si aspetta di passare dall'uno all'altro senza pensarci, e alla scrivania gli strumenti possono essere molti nello stesso minuto: il trackpad, la tastiera, un mouse esterno e il dito. Un sistema che prova a indovinare lo strumento dalle azioni precedenti può sbagliare, e mostrare i controlli pensati per il dito a chi sta usando il mouse. Windows ha già avuto un problema simile: nel 2020 Microsoft tolse il passaggio automatico alla modalità tablet dai computer senza touch, perché alcuni utenti non riuscivano più a uscirne.
Non è chiaro nemmeno come un'interfaccia del genere si comporti con gli strumenti di accessibilità del Mac, come Controllo interruttori, che permette di comandarlo con pulsanti esterni, o Puntatore testa, che muove il puntatore seguendo i movimenti della testa. Per chi ne ha bisogno sono l'unico modo di usare il computer, e Apple non ha ancora detto niente in proposito.
MacBook Pro touch: cosa non si sa ancora #
Il nuovo MacBook Pro dovrebbe avere uno schermo OLED ed essere più leggero di quello attuale, e negli Stati Uniti potrebbe costare fino a 500 dollari in più; i prezzi italiani non sono ancora stati comunicati. Non è chiaro invece se i ritocchi visti nelle beta riguardino anche le app che non sono di Apple, come Office o Photoshop: andranno aggiornate dai loro sviluppatori, come è successo nelle ultime settimane con le app per iPhone Duo, e nessuno ha detto entro quando.
Come capire se un portatile touch ti serve #
Prima di pagare di più per lo schermo touch, guarda come lavori oggi. Se passi la giornata fra testi, fogli di calcolo, posta e programmi gestionali, con le mani su tastiera e trackpad, il touch rende il computer più caro per un gesto che faresti di rado. Se invece disegni, firmi documenti, mostri un progetto a un cliente seduto accanto a te o sfogli molte foto, con il dito puoi risparmiare tempo.
Tre domande da farti, o da fare a chi ti consiglia l'acquisto:
- Quante volte al giorno toccheresti lo schermo, e per fare cosa?
- I programmi che usi per lavoro funzionano bene con il dito, o sono pensati solo per mouse e tastiera?
- Un iPad accanto al Mac che hai già costerebbe meno, e farebbe meglio quella parte del lavoro?
Per capire quale portatile sia adatto al lavoro del tuo studio o della tua attività, l'articolo su MacBook Neo, MacBook Air, Chromebook e Googlebook mette a confronto prezzi e usi. Per un consiglio sul tuo caso puoi scrivermi.
Domande frequenti #
Il MacBook Pro con lo schermo touch serve? #
Conviene soprattutto a chi disegna, firma documenti o mostra lavori ai clienti. Per chi passa la giornata fra testi, fogli di calcolo e posta, con le mani su tastiera e trackpad, serve poco, e rende il computer più caro.
Quando esce il MacBook Pro con schermo touch e quanto costa? #
Secondo Mark Gurman di Bloomberg, Apple dovrebbe presentare mercoledì 28 ottobre 2026 i MacBook Pro da 14 e 16 pollici con schermo OLED touch, e metterli in vendita forse dal 6 novembre. Negli Stati Uniti costerebbero fino a 500 dollari più dei modelli attuali, il cui prezzo parte da 2.499 per il 14 pollici. Apple ha confermato l'evento, ma non il prodotto, e i prezzi italiani non sono ancora noti.
Perché Apple non ha mai fatto un Mac con lo schermo touch? #
Per motivi di ergonomia e di interfaccia. Steve Jobs nel 2010 disse che uno schermo verticale stanca il braccio; Craig Federighi nel 2016 che aggiungere il touch a un sistema pensato per il puntatore lo rende più scomodo da usare.
macOS cambierà con il touch? #
Sì: le beta di macOS contengono già ritocchi per il dito. In Safari puoi trascinare le schede con il dito, e tenendole premute apri il loro menu; nel Finder il menu delle etichette si allarga quando lo apri con il dito invece che con il clic.
I portatili convertibili funzionano bene come tablet? #
Le recensioni dicono di solito di no: dal Surface Pro del 2013 al Galaxy Book5 Pro 360 di Samsung del 2025, il giudizio ricorrente è che siano troppo grandi e pesanti da tenere in mano come un tablet.