Il nuovo CEO di Apple è un ingegnere hardware, nell'era dell'AI

Tim Cook lascia la guida di Apple a John Ternus, ingegnere hardware, nel pieno della corsa all'intelligenza artificiale. Una scelta più coerente di quanto sembri.

Il 1 settembre 2026 Apple ha cambiato amministratore delegato per la seconda volta in cinquant'anni. Tim Cook è passato alla presidenza esecutiva del consiglio, John Ternus ha preso il suo posto.

La lettura immediata è stata più o meno la stessa ovunque: Apple mette al comando l'uomo dell'hardware proprio mentre il mondo decide che conta solo l'intelligenza artificiale. Fuori tempo massimo.

È una lettura comprensibile e credo sia sbagliata. Non perché sia ottimista, ma perché guarda la persona invece di guardare la mossa. Ternus una mossa l'ha già fatta, era enorme, e ha funzionato. Vale la pena capire quale, perché è la migliore previsione disponibile su cosa farà adesso.

Chi mette al comando un'azienda che vende sogni #

Il curriculum, prima, perché è insolito.

Laurea in ingegneria meccanica. Non informatica, non economia: meccanica. In Apple dal 2001, nel gruppo che disegna i prodotti. Vicepresidente per l'ingegneria hardware nel 2013, nel comitato esecutivo dal 2021.

I prodotti che portano la sua firma si toccano tutti: l'iMac in alluminio, l'iPad, gli AirPods, l'iPhone 12.

Il carattere di Ternus spiega perché la nomina abbia sorpreso. Steve Jobs vendeva una visione, Tim Cook ha costruito la macchina operativa più efficiente della storia del capitalismo. Ternus è il primo capo di Apple che viene dal reparto in cui si litiga su un decimo di millimetro. Non è un oratore. Nei keynote in cui è comparso spiega, non convince.

John Ternus, in maglietta e a metà passo, presenta il nuovo iPad Pro
            davanti a uno schermo gigante, sul palco dell'evento Apple del 30
            ottobre 2018 a Brooklyn.
Il suo primo keynote: 30 ottobre 2018, Brooklyn Academy of Music. Ternus era vicepresidente per l'ingegneria hardware e presentava l'iPad Pro tutto schermo. Foto: Apple.

Un'azienda che si è raccontata per vent'anni come "tecnologia e arti liberali" ha appena promosso l'ingegnere.

La mossa che spiega tutto: Apple silicon #

Nel 2020 Apple ha smesso di acquistare i processori dei Mac da Intel e ha cominciato a progettarli in proprio.

Raccontata così sembra una notizia da tecnici. È una delle decisioni industriali più significative degli ultimi vent'anni, e ha una forma precisa che conviene tenere a mente:

  1. Un fornitore esterno si ferma. Intel non riesce più a migliorare i propri chip al ritmo promesso. Apple non può andare più veloce del suo fornitore.
  2. Apple decide di farsi il pezzo in casa. Non per orgoglio: perché quel pezzo determina che cosa può fare tutto il resto.
  3. Ci mette anni, e per la maggior parte del tempo non si vede niente.
  4. Quando arriva, non è un miglioramento: è un'altra categoria. I portatili durano il doppio, scaldano meno, e nessuno torna indietro.
Il chip M1 visto dall'alto: il die del processore, colorato dalle
            diverse aree funzionali, affiancato da due moduli di memoria neri su
            un unico supporto quadrato.
L'M1, novembre 2020. È il componente che Apple ha smesso di acquistare e ha cominciato a progettare: processore e memoria su un solo supporto, che è poi il motivo per cui va più veloce consumando meno. Ternus presentò il MacBook Pro che lo montava. Foto: Apple.

Ternus non ha assistito a questa storia. L'ha eseguita, ed è il lavoro più importante dei suoi venticinque anni in azienda.

È arrivato al vertice portandosi dietro una convinzione precisa, verificata sul campo: quando un pezzo importante dipende da qualcun altro, prima o poi quel qualcun altro diventa il tuo limite.

Tenete ferma questa frase e guardate cosa ha trovato sulla scrivania.

Quello che ha ereditato #

Nel gennaio 2026 Apple ha annunciato che Siri girerà sui modelli Gemini di Google. Cifra stimata attorno al miliardo di dollari l'anno.

Non è una decisione di Ternus: è stata negoziata prima che diventasse amministratore delegato. Ed è arrivata dopo due anni difficili. La Siri nuova era stata mostrata nel giugno 2024 e da allora ha collezionato rinvii: dalla primavera 2026 all'estate, poi all'autunno, con le funzioni distribuite fra aggiornamenti successivi.

Quindi la situazione, detta senza giri di parole: l'azienda che si è costruita i chip in casa perché non voleva dipendere da Intel, adesso affitta il proprio cervello da Google.

Prima di gridare all'errore, va detto che Apple affitta da Google anche il motore di ricerca di Safari, per una cifra molto più grande, e che quell'accordo è uno dei più redditizi mai firmati da chiunque. Affittare non è di per sé una sconfitta.

Ma fra i due affitti c'è una differenza. La ricerca è una funzione dentro un prodotto. L'assistente, se le cose vanno come tutti si aspettano, diventa l'interfaccia: il posto da cui si passa per fare ogni cosa. Nessuna azienda che ha costruito la propria identità sul controllo dell'esperienza affitta la propria interfaccia per sempre.

La previsione, e perché non è ovvia #

Ricapitolando: un fornitore esterno detta il ritmo su un pezzo decisivo, e al comando arriva l'uomo che l'ultima volta che è successo ha portato tutto in casa.

La mia lettura è che l'accordo con Google sia un ponte, non una destinazione. Il progetto dell'era Ternus è rifare per l'intelligenza artificiale quello che è stato fatto per i processori: modelli propri, che girano sui dispositivi, costruiti con calma e senza annunciarli finché non funzionano.

Le ragioni concrete per pensarlo sono tre, oltre al carattere.

Il costo dell'affitto sale, quello del possesso scende. Un miliardo l'anno oggi, con la trattativa in mano a chi ha i modelli. I chip, dopo l'investimento iniziale, costano meno di quelli che Apple acquistava.

L'AI locale è un problema di hardware, ed è casa sua. Far girare un modello serio dentro un telefono senza bruciarlo e senza scaricarlo in un'ora non è un problema di software: è memoria, consumo, dissipazione, silicio. È il mestiere di Ternus.

La privacy come argomento di vendita funziona solo se il calcolo è locale. Apple ha passato dieci anni a dire che i dati restano sul dispositivo. Quella promessa e un cervello che risiede sul server di qualcun altro non possono convivere a lungo.

La parte non ovvia, e su cui potrei sbagliarmi, è il tempo. Apple silicon ha richiesto cinque anni di lavoro invisibile in un campo che si muoveva lentamente. L'AI si muove in modo molto più veloce, e cinque anni di silenzio oggi sono un'era geologica. Questa è la vera scommessa dell'era Ternus: se il metodo che ha funzionato con i chip regge a una velocità che è dieci volte maggiore.

Il primo keynote non è suo #

Ogni giudizio sui primi mesi va letto tenendo presente un fatto: i prodotti del 2026 sono prodotti di Tim Cook. Un telefono ci mette tre o quattro anni ad arrivare sul palco. Il pieghevole presentato al keynote del 9 settembre è stato deciso, progettato e mandato in produzione sotto la gestione precedente.

Il primo prodotto veramente attribuibile a Ternus arriverà attorno al 2029. Fino ad allora un CEO si giudica su tre elementi soltanto: chi promuove, quali attività abbandona e come parla dei ritardi.

Il che rende i primi keynote più interessanti del solito, ma per un motivo diverso da quello che si crede. Quanto spazio prende Apple Intelligence dice se l'azienda sta ancora difendendo l'accordo di gennaio. Chi presenta cosa è l'organigramma reso pubblico. E il modo in cui si parla delle funzioni non ancora uscite dice se la nuova gestione ha intenzione di continuare ad annunciare funzioni che non esistono ancora.

Il pezzo di questa storia che riguarda il web #

Un aspetto di questa vicenda riceve poca attenzione, e tocca da vicino il mio lavoro.

Mentre l'AI di Apple si costruisce dentro le applicazioni, sul web accade altro. La sessione WebKit dedicata a Safari 27, alla conferenza per sviluppatori del giugno 2026, elenca oltre mille correzioni e parecchie funzioni nuove. Di intelligenza artificiale e di agenti, non una riga.

Non è per forza una notizia negativa, e va detto che il motore di Safari negli ultimi due anni ha corso parecchio, più di quanto la sua fama suggerisca. Ma racconta una scelta di campo: per Apple, oggi, un agente parla con le app, non con i siti.

Dall'altra parte sta succedendo il contrario. In ambito Chromium si lavora a WebMCP, il modo in cui un sito dichiara a un agente cosa sa fare, e i compiti che un agente porta già a termine dentro una pagina non sono pochi. Due mondi che stanno prendendo strade diverse, e chi costruisce si trova in mezzo.

Chi costruisce sul web farebbe bene a saperlo, ed è un discorso lungo che merita un articolo per conto suo, che scriverò con i numeri e il codice alla mano. Qui basta il titolo della questione, perché è un pezzo del ritratto.

Le tre prove, e quando si vedranno #

Sono tre previsioni con una scadenza, verificabili fra qualche mese.

Entro la conferenza per sviluppatori del 2027. Apple mostrerà modelli propri in un ruolo più importante di quello di oggi, con l'accordo Google descritto come una parte del sistema e non come il sistema. Se invece Gemini sarà ancora al centro del racconto, la lettura di questo articolo è sbagliata.

Entro dodici mesi. Apple annuncerà meno funzioni prima che siano pronte. È il cambio di stile più probabile con un ingegnere al comando, ed è anche il più facile da verificare: sarà sufficiente confrontare le funzioni presentate nel 2027 con quelle uscite entro la fine dell'anno.

Entro diciotto mesi. Sul web non arriverà da Apple nessuna interfaccia pensata per gli agenti, né una propria né un'adesione a quelle che stanno nascendo altrove. Su questa sarei contento di sbagliarmi.

Domande frequenti #

Chi è John Ternus? #

L'amministratore delegato di Apple dal 1 settembre 2026. Ingegnere meccanico, in Apple dal 2001, ha guidato l'ingegneria hardware di iPad, AirPods e iPhone 12 ed è stato la figura centrale della transizione dei Mac ai processori Apple. Tim Cook resta in azienda come presidente esecutivo del consiglio.

Perché Apple ha scelto un ingegnere hardware e non un esperto di software? #

Perché il problema che Apple ha davanti sull'intelligenza artificiale è in buona parte un problema fisico: far girare modelli grandi dentro dispositivi piccoli, senza consumo e senza calore. È lo stesso genere di problema che Apple ha risolto costruendosi i processori in casa, ed è il mestiere in cui Ternus ha passato venticinque anni.

L'accordo fra Apple e Google per Siri è definitivo? #

Nulla lo indica. È stato annunciato nel gennaio 2026, vale una cifra stimata attorno al miliardo di dollari l'anno e serve a colmare un ritardo accumulato dal 2024. La lettura di questo articolo è che sia una soluzione di passaggio, mentre Apple costruisce modelli propri: è una previsione, non un fatto.

I prodotti del 2026 dicono qualcosa su Ternus? #

Poco. Un dispositivo Apple impiega tre o quattro anni dalla decisione al palco, quindi quello che esce adesso è stato deciso sotto Tim Cook. Il primo prodotto con la firma di Ternus arriverà verso il 2029.

Cosa cambia per chi lavora nel digitale? #

Nell'immediato niente. Nel medio periodo conta soprattutto una cosa: l'agente di Apple sta imparando a parlare con le applicazioni, non con i siti web. Chi progetta esperienze pensando che gli assistenti diventeranno un canale d'accesso deve tenere presente che, su questo fronte, Apple e il mondo dei browser stanno prendendo strade diverse.

Fonti #

Il comunicato Apple sulla successione e la scheda di John Ternus su apple.com. Sull'accordo Siri-Gemini, CNBC del 12 gennaio 2026 e 9to5Mac sui rinvii. Sul web, la sessione What's new in WebKit for Safari 27 della conferenza sviluppatori 2026.

Fonti consultate l'8 settembre 2026.

AppleAIstrategiaweb agentivo

Chi scrive

Andrea Frison sviluppa siti web, app e piattaforme su misura. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari e lavora in Perspect, studio di consulenza di Mestre che incorpora Newwave. Quasi vent’anni di progetti per le aziende del Nord Est.

Il profilo completo e i lavori

Serve una mano su un progetto del genere?

Scrivimi a info@andreafrison.com. Leggo tutto e rispondo sempre.