Cos'è Enp, la rete europea di Bancomat e Wero che sfida Visa e Mastercard

Bancomat Pay, Bizum e Wero si collegheranno nella rete europea Enp, ma il comunicato non ha date: cosa chiedere a chi gestisce i pagamenti del tuo sito web.

Mercoledì 30 settembre cinque circuiti di pagamento europei hanno annunciato la nascita della European Network for Payments, o Enp, una società con sede a Madrid che dovrà collegare fra loro le app con cui oggi, ciascuna nel proprio paese, milioni di persone mandano soldi agli amici e pagano nei negozi. Sono l'italiano Bancomat, lo spagnolo Bizum, il portoghese MB WAY, Vipps MobilePay, diffuso in Norvegia, Danimarca e Finlandia, e Wero, l'app lanciata nel 2024 da un gruppo di banche europee e oggi attiva soprattutto in Francia, Germania e Belgio. Insieme hanno circa 130 milioni di utenti in 13 paesi, più del doppio degli abitanti dell'Italia, e si divideranno in parti uguali la nuova società.

Molti giornali hanno presentato Enp come l'alternativa europea a Visa e Mastercard, le due società americane che gestiscono la maggior parte dei pagamenti con carta anche nell'area dell'euro, benché all'annuncio i fondatori abbiano parlato solo di "circuiti internazionali". Enp però funzionerà in modo diverso da Visa e Mastercard: non emetterà carte, non avrà un'app propria e trasferirà i soldi direttamente da un conto all'altro, come un bonifico. Per chi ha un negozio, anche solo online, è una differenza concreta, perché cambiano gli intermediari del pagamento e le commissioni che ciascuno trattiene.

I loghi dei cinque fondatori di Enp su riquadri colorati: Bizum su fondo turchese, Bancomat su fondo azzurro, EPI (European Payments Initiative, la società di Wero) su fondo blu notte, SIBS su fondo bianco e Vipps MobilePay su fondo nero, con le icone delle due app.
I cinque fondatori di Enp. EPI è la società che gestisce Wero, SIBS quella che gestisce MB WAY. Immagine: EPI Company

Enp: come funziona un pagamento da conto a conto #

Con una carta, fra chi paga e chi vende si inseriscono più società: la banca del cliente, il circuito (Visa, Mastercard o, per le carte che lo prevedono, PagoBancomat) e la società che incassa per conto del negozio, il gestore dei pagamenti. Quest'ultimo può essere una banca o un istituto di pagamento come Nexi, e poi versa i soldi sul conto di chi vende. Ciascuna trattiene una parte della commissione pagata dal negozio. Bizum, Wero e Bancomat Pay seguono un'altra strada: chi paga conferma il pagamento sul telefono e i soldi si spostano dal suo conto a quello di chi riceve con un bonifico istantaneo, cioè un trasferimento che arriva in pochi secondi.

Finora però questo sistema funziona solo dentro i confini di ciascun paese: un italiano con Bancomat Pay può mandare soldi a un amico in Italia, uno spagnolo con Bizum a un amico in Spagna, ma di solito i due non possono pagarsi fra loro. Bancomat, Bizum e MB WAY hanno cominciato a collegarsi nel marzo 2025, eppure oggi Bancomat Pay permette di scambiare denaro con persone in Spagna, Portogallo, Grecia e Andorra solo ai clienti del gruppo Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana. Enp dovrà superare questo limite con un sistema centrale, anch'esso basato sul bonifico istantaneo, a cui si collegheranno le cinque reti.

Al bancone di un bar una barista mostra un cartoncino con un codice QR, e un cliente con un caffè da asporto in mano lo inquadra con il telefono per pagare.
Un pagamento con il telefono e un codice QR, nell'immagine con cui EPI, Bancomat e SIBS hanno presentato ad aprile 2026 una prova di pagamenti fra paesi nei negozi. Ritagliata in basso. Immagine: EPI Company

Ogni app manterrà nome e aspetto, e un nuovo simbolo europeo indicherà i negozi che accetteranno pagamenti dalle app degli altri paesi. Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat, ha paragonato il sistema al roaming dei telefoni: «quando viaggi in un altro Paese mantieni il tuo telefono, il tuo numero e il tuo contratto, ma ti colleghi a una rete diversa». Il paragone però regge fino a un certo punto: il roaming è garantito da regole europee, mentre nessuna regola obbliga le app nazionali a collegarsi fra loro. Per i pagamenti in euro la legge impone soltanto che un trasferimento verso un altro paese costi quanto uno nazionale.

Perché l'Europa cerca un'alternativa a Visa e Mastercard #

La dipendenza dai circuiti americani preoccupa da anni la Banca centrale europea (BCE). A febbraio Piero Cipollone, membro del suo comitato esecutivo, ne ha parlato davanti alla commissione d'inchiesta del Parlamento italiano sul sistema bancario. Ha ricordato che «quasi due terzi dei pagamenti con carta nell'area dell'euro» sono gestiti da società non europee, e che tredici paesi dell'euro dipendono interamente dai circuiti di carte internazionali, mentre i nove circuiti nazionali rimasti nell'Unione funzionano ciascuno in un solo paese.

La dipendenza ha un costo per i negozi. Dal 2015 un regolamento europeo limita le commissioni interbancarie, cioè quelle che la banca del negozio paga alla banca del cliente, allo 0,2 per cento per le carte di debito dei consumatori e allo 0,3 per quelle di credito: 20 e 30 centesimi su una spesa da 100 euro. Quelle che i circuiti chiedono per sé, invece, non hanno un tetto, e secondo Cipollone quelli internazionali impongono spesso ai negozi commissioni alte e poco trasparenti. Burlando ha detto che Enp punta a tariffe più vicine a quelle dei circuiti nazionali, di solito più basse di quelle di Visa e Mastercard, ma Enp non ha ancora pubblicato i prezzi.

Nella stessa audizione Cipollone ha accolto con favore l'accordo fra le app, ma ha osservato che sono ancora poco diffuse nei negozi e nell'e-commerce, e che non è chiaro se da sole possano crescere abbastanza da competere con le carte. La BCE porta avanti anche l'euro digitale, cioè una forma elettronica del contante emessa direttamente dalla banca centrale, che secondo Cipollone offrirebbe alle app private un'infrastruttura comune. La sperimentazione è prevista dalla seconda metà del 2027, e la prima emissione sarà possibile nel 2029, se il regolamento europeo verrà approvato. I fondatori di Enp dicono che le due iniziative si completano a vicenda.

Quando arriverà Enp: il calendario promesso e quello di oggi #

Il comunicato del 30 settembre non contiene date: dice soltanto che si comincerà con i pagamenti fra persone di paesi diversi e che quelli online e nei negozi arriveranno «in una fase successiva». Alla presentazione i fondatori hanno indicato il 2027 per tutti e tre i tipi di pagamento, mentre SIBS, la società che gestisce MB WAY, ha detto che i trasferimenti fra persone potrebbero arrivare già alla fine del 2026.

Otto mesi fa il programma era più preciso. Il protocollo d'intesa firmato il 2 febbraio prevedeva la nascita della società entro il primo semestre del 2026, i pagamenti fra persone nel 2026 e quelli nei negozi e online nel 2027. La società è nata con tre mesi di ritardo, le date sono sparite dal testo ufficiale e manca ancora l'amministratore delegato, che secondo i fondatori è già stato scelto e sarà annunciato nelle prossime settimane. Per un progetto che dovrà convincere migliaia di negozi è un inizio poco incoraggiante.

Illustrazione a tre righe che confronta le date. Nascita della società: l'accordo di febbraio la prevedeva entro giugno 2026, è avvenuta il 30 settembre 2026, con tre mesi di ritardo. Mandare soldi a chi vive in un altro paese: nel 2026 secondo l'accordo, nessuna data nel comunicato. Pagare in negozi e siti di altri paesi: nel 2027 secondo l'accordo, nessuna data nel comunicato, che parla di «una fase successiva».
Illustrazione: le date del protocollo d'intesa firmato il 2 febbraio 2026 e quelle del comunicato del 30 settembre 2026.

All'inizio, inoltre, il gruppo era più ampio. L'accordo che le app nazionali e Wero avevano annunciato a giugno 2025 riguardava 15 paesi e l'84 per cento degli abitanti dell'Unione e della Norvegia, e comprendeva il polacco Blik e il greco IRIS. Il protocollo di febbraio, firmato solo dai cinque circuiti che hanno poi fondato Enp, si fermava già a 13 paesi e al 72 per cento, e non è stato spiegato perché Blik e IRIS siano rimasti fuori.

Cosa cambia per chi ha un negozio online in Italia #

Per ora poco. Chi vende online può già accettare Bancomat Pay, ma solo se lo offre il gestore dei pagamenti, cioè il servizio che incassa i soldi per conto del sito. Nexi, la principale società italiana di pagamenti digitali, lo attiva su richiesta, alla firma del contratto. Funziona anche sui negozi costruiti con WooCommerce, l'estensione per l'e-commerce di WordPress, grazie al plugin ufficiale di Nexi. Braintree, il servizio di PayPal per i pagamenti dei siti, lo offre solo in via sperimentale a un numero ristretto di negozi. Shopify Payments, il servizio di pagamento della piattaforma di e-commerce Shopify, e Stripe, la società americana di pagamenti online, non lo elencano fra i metodi di pagamento.

Tre delle app dei fondatori, però, sono già disponibili sui siti italiani. Un negozio in Italia che incassa con Shopify Payments può accettare MB WAY dai clienti in Portogallo e MobilePay da quelli in Danimarca e Finlandia, mentre Stripe offre Wero solo su richiesta e solo per clienti in Belgio, Francia e Germania. Quando Enp sarà attiva anche per l'e-commerce, un cliente spagnolo dovrebbe poter pagare con Bizum su un sito italiano che accetta Bancomat Pay, e uno tedesco con Wero.

Non è chiaro, invece, come i gestori dei pagamenti si collegheranno a Enp, né quanto costerà a chi vende. Per un negozio che spedisce soprattutto in Italia la novità conterà poco, mentre per chi vende molto in Spagna, Portogallo, Francia o Germania potrebbe diventare un'alternativa alla carta, se le tariffe saranno più basse di quelle delle carte. Prima di cambiare gestore o metodi di pagamento ti conviene quindi aspettare il listino, ma a chi gestisce il tuo sito puoi già fare tre domande:

  • Il nostro gestore dei pagamenti offre Bancomat Pay, e quanto costa rispetto alla carta?
  • Quanti dei nostri ordini arrivano da Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Belgio?
  • Il nostro gestore ha detto se accetterà Bizum e Wero quando Enp li collegherà a Bancomat Pay?

Se vuoi guardare insieme come sono configurati i pagamenti del tuo negozio online, scrivimi.

Domande frequenti #

Cos'è Enp, la European Network for Payments? #

Enp è la società fondata il 30 settembre 2026, con sede a Madrid, da Bancomat, Bizum, Wero, MB WAY e Vipps MobilePay, che la possiedono in parti uguali. Gestirà il collegamento fra le loro app di pagamento, che insieme hanno circa 130 milioni di utenti in 13 paesi.

Enp sostituisce Visa e Mastercard? #

No, almeno per ora. Enp non emetterà carte: collega app di pagamento, e la sua rete si basa sul bonifico istantaneo da conto a conto. Potrebbe diventare un'alternativa alla carta per i pagamenti fra paesi europei, ma solo se negozi e siti di e-commerce la accetteranno.

Quando si potrà pagare con Bancomat Pay all'estero? #

Il comunicato non dà date. I fondatori hanno indicato il 2027, mentre SIBS, la società che gestisce MB WAY, ha parlato della fine del 2026 per i trasferimenti fra persone. Oggi mandare e ricevere soldi all'estero con Bancomat Pay è possibile solo per i clienti del gruppo Intesa Sanpaolo, e solo con Spagna, Portogallo, Grecia e Andorra.

Enp è l'euro digitale? #

No. L'euro digitale è un progetto della Banca centrale europea, con una sperimentazione prevista dalla seconda metà del 2027. Enp è una società privata, posseduta dai cinque circuiti, e i fondatori la presentano come complementare all'euro digitale.

Come si accetta Bancomat Pay su un sito di e-commerce? #

Devi chiederlo al gestore dei pagamenti del sito. Nexi lo attiva alla firma del contratto, anche per i negozi WooCommerce, mentre Braintree di PayPal lo offre solo in via sperimentale a pochi negozi; Shopify Payments e Stripe non lo prevedono.

Fonti #

e-commercestrategia

Chi scrive

Andrea Frison sviluppa siti web, app e piattaforme su misura. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari e lavora in Perspect, studio di consulenza di Mestre che incorpora Newwave. Quasi vent’anni di progetti per le aziende del Nord Est.

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