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Dominio .ai, .io e .si: perché i domini di piccoli paesi sono diventati una fonte di guadagno

Sono i domini di Anguilla, delle Chagos e della Slovenia: le sigle si leggono come parole inglesi, e chi le amministra ne decide prezzi e regole.

A settembre i nuovi indirizzi internet che finiscono in .si, il dominio della Slovenia, sono stati circa 46mila, più di dieci volte quelli registrati ad agosto. Da metà del mese il presidente statunitense Donald Trump aveva cominciato a proporre di chiamare l'intelligenza artificiale "Super Intelligence", e il 29 settembre ha chiesto alle agenzie federali di scrivere "SI" al posto di "AI" nei documenti ufficiali. Chi ha registrato quei nomi, con ogni probabilità, spera di rivenderli alle aziende di intelligenza artificiale, se la nuova sigla si diffonderà.

Negli ultimi anni è successo qualcosa di simile ad Anguilla, il cui dominio è il .ai, e lì le registrazioni hanno cambiato i conti pubblici. Quasi ogni estensione di due lettere è il dominio nazionale di un paese o di un territorio, e chi lo amministra ne fissa le condizioni. Nel 1994 Jon Postel, uno dei pionieri di internet, scrisse che questi amministratori, detti registri, dovevano agire come fiduciari (trustee) del dominio, nell'interesse del paese e della comunità di internet. Quando una sigla nata per indicare un territorio viene letta come una parola inglese, però, il fiduciario si ritrova a vendere uno dei prodotti più richiesti del paese, alle condizioni che stabilisce da solo.

Dominio .ai: quanto vale per Anguilla, e chi lo gestisce #

Ad Anguilla, un territorio britannico d'oltremare nei Caraibi di circa 12mila abitanti, il fiduciario è il governo stesso, che amministra il .ai. Fino a pochi anni fa il dominio era un'entrata modesta: secondo il Fondo monetario internazionale valeva circa il 5 per cento delle entrate del governo. Poi è uscito ChatGPT, e a gennaio il governo ha annunciato di aver superato un milione di .ai registrati, contro i circa 144mila di quattro anni prima.

Una baia di Anguilla vista dall'alto: a sinistra il mare turchese, al centro una lunga spiaggia chiara con file di lettini, a destra ville bianche fra il verde.
Una spiaggia di Anguilla vista dal drone. Foto: Chris Grant, Unsplash.

Nel bilancio del governo di Anguilla le entrate dalla registrazione dei domini sono passate in un anno da poco più di un quinto del totale a quasi il 39 per cento, e per quest'anno la previsione è ancora più alta. È una quota molto alta per un'entrata che dipende da una moda, e lo stesso governo, due anni fa, si aspettava un calo. La prima ministra Cora Richardson Hodge ha detto di voler creare un fondo sovrano, cioè un'istituzione pubblica che investe, finanziata soprattutto con i ricavi dei .ai.

Tre colonne con la quota delle entrate
del governo di Anguilla che arriva dai domini .ai: 22 per cento nel 2024, a consuntivo; 39
per cento nel 2025, consuntivo stimato; 42 per cento nel 2026, previsione.
Illustrazione basata sul bilancio 2026 del governo di Anguilla: entrate dalla registrazione dei domini sul totale delle entrate.

Il governo, però, non gestisce il dominio da solo. Dal gennaio del 2025 la parte tecnica del .ai è affidata a Identity Digital, una società statunitense specializzata in domini. Il contratto non è stato pubblicato, e non è chiaro quanta parte del prezzo resti ad Anguilla. A fissare il prezzo, comunque, è il governo, come registro: il .ai va registrato per almeno due anni, e al rinnovo costa più di sette volte un .com.

Dominio .io: chi lo incassa, e cosa succede con le isole Chagos #

Il caso del .io si allontana ancora di più dall'idea di Postel. È il dominio del Territorio britannico dell'Oceano Indiano, cioè dell'arcipelago delle Chagos, che non ha una popolazione stabile: ci vivono solo i militari e gli addetti della base britannica e statunitense di Diego Garcia. La sigla richiama l'input/output dell'informatica, cioè i dati che entrano in un programma e quelli che ne escono, e per questo è diventata il dominio delle startup tecnologiche.

Un isolotto coperto di palme da cocco, con una striscia di sabbia bianca, visto dal mare basso e turchese della laguna dell'atollo di Salomon, nelle Chagos.
L'atollo di Salomon, uno degli atolli dell'arcipelago delle Chagos. Foto: Anne Sheppard, Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

Il .io, però, non è amministrato nemmeno da un governo. Il registro è Internet Computer Bureau, una società britannica che fa capo a Identity Digital, la stessa che gestisce la parte tecnica del .ai. Nel 2024 Internet Computer Bureau ha incassato 31,6 milioni di sterline, secondo il sito specializzato Domain Incite, che ne ha letto il bilancio.

Il dominio ha anche un futuro incerto, perché l'arcipelago potrebbe cambiare paese. Nel maggio del 2025 il Regno Unito e Mauritius hanno firmato un trattato che prevede il passaggio a Mauritius della sovranità sulle Chagos. L'accordo però non è in vigore, perché la legge britannica che doveva attuarlo è decaduta prima di essere approvata. Il 22 settembre Trump l'ha definito «un accordo terribile», e il giorno dopo il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha detto che senza il sostegno degli Stati Uniti l'accordo non può andare avanti.

Il trattato non nomina mai il dominio né internet, e anche se il passaggio avvenisse il .io non sparirebbe subito. I domini nazionali seguono l'elenco internazionale dei codici dei paesi, detto ISO 3166, e un dominio viene ritirato solo se il suo codice esce da quell'elenco. ICANN, l'organizzazione che coordina i nomi di dominio, ha scritto che «non è scontato che un cambio di sovranità porti a un cambio del dominio .io». Se il codice venisse tolto, la procedura di IANA, l'ufficio che tiene l'elenco dei domini di internet, concederebbe al dominio cinque anni prima della rimozione, estendibili fino a dieci. Il .su dell'Unione Sovietica, per esempio, è ancora attivo.

Chi decide le regole di un dominio nazionale: i casi del .co, del .me e del .ly #

Il .co della Colombia ha seguito la stessa strada del .io, perché ricorda "company". Dal 2010 chiunque nel mondo può registrarne uno, ma a scegliere chi lo gestisce è il governo: nel 2025 il ministero colombiano delle Tecnologie ha rimesso il dominio a gara, e oltre tre milioni di indirizzi sono passati al nuovo operatore.

Il .me del Montenegro, che richiama il pronome inglese "me", è amministrato da una società privata per conto del governo. In diciotto anni ha reso 114 milioni di euro, e alle casse pubbliche ne sono andati 41. Ad agosto il governo ha avviato la creazione di una società pubblica che dovrebbe prenderne il posto: se il passaggio avverrà, sarà il Montenegro a decidere direttamente prezzi e regole del .me.

Altri registri si riservano poteri molto ampi già nelle proprie norme. Il regolamento del registro libico, che riguarda indirizzi come nome.com.ly, vieta i nomi contrari «alla legge libica o alla morale islamica», e permette al registro di sospendere o cancellare un dominio in qualsiasi momento su ordine di un tribunale del paese. Nel 2010 il registro cancellò vb.ly, un servizio per accorciare i link, sostenendo che il sito ospitasse contenuti per adulti, e i titolari dissero di non aver ricevuto preavviso. Chi registra un dominio nazionale, quindi, accetta le leggi e le scelte di un altro stato, anche quando il suo sito non ha niente a che fare con quel paese.

Domini di moda e phishing: perché attirano le truffe #

Un dominio di moda attira anche chi lo registra per truffare. Secondo il rapporto annuale di Interisle, un centro studi sulla sicurezza della rete, il .co è il quarto dominio nazionale per quota di indirizzi creati apposta per il phishing, cioè la truffa che imita un servizio vero con pagine false per rubare password e dati. Nel loro insieme, però, i domini nazionali sono fra i meno usati per queste truffe.

Per il .si il rischio è più recente, e nasce dal boom di settembre: da quando Trump ha proposto di chiamare l'intelligenza artificiale "Super Intelligence", molti hanno registrato un .si con lo stesso nome di un .ai esistente. Netcraft, un'azienda di sicurezza informatica, ne ha contati più di 44mila, circa uno su cinque di tutti i domini sloveni. Per ora ha trovato poche truffe, ma la "s" è vicina alla "a" sulla tastiera, e un indirizzo così si presta a ingannare chi sbaglia a digitare.

Il lago di Bled, in Slovenia, visto da una collina: al centro l'isolotto con la chiesa, intorno boschi, il paese sulla riva e le Alpi Giulie sotto le nuvole.
Il lago di Bled, in Slovenia. Foto: Danny Rienecker, Unsplash.

Su Dynadot, un grande rivenditore di domini, più della metà dei .si registrati nei giorni del picco era già in vendita il 23 settembre. Non è chiaro nemmeno se la moda durerà. Secondo Hostinger, una grande società di hosting, solo il 3 per cento dei .si riguarda in modo esplicito l'intelligenza artificiale, e il responsabile dei domini dell'azienda prevede che il .si non diventerà per la Slovenia quello che il .ai è diventato per Anguilla.

Domini .ai e .io per Google: valgono come un .com? #

Per Google un dominio nazionale indica in quale paese il sito cerca i suoi visitatori. Fanno eccezione i domini che le persone, secondo Google, considerano generici: la documentazione di Google Search ne elenca una ventina, compresi .ai, .io, .co, .me e .tv, e avverte che l'elenco può cambiare. Un sito su un .ai o un .io, quindi, non viene legato ad Anguilla o alle Chagos.

Fuori dall'elenco restano .si e .ly, insieme al .md della Moldova e al .rs della Serbia, che piacciono agli sviluppatori perché sono anche le estensioni dei file Markdown e del linguaggio di programmazione Rust. Un sito italiano su un .si dice a Google che i suoi clienti sono in Slovenia, e la documentazione non spiega quanto l'indicazione pesi nei risultati.

Quale dominio scegliere per il sito web della tua attività #

Se lavori soprattutto in Italia, il .it resta la scelta più semplice: il suo registro fa parte del Consiglio nazionale delle ricerche, quindi a stabilire le condizioni è un ente italiano. Il dominio indica anche a Google che il sito si rivolge a clienti italiani, e al rinnovo costa meno di un .com. Se vendi anche all'estero, l'alternativa è il .com. Un .ai o un .io ha senso quando il nome che ti serve è libero soltanto lì, e per te conta più del prezzo di rinnovo e delle regole di un registro straniero.

Barre orizzontali con il costo del
rinnovo annuale di un dominio rispetto a un .com: il .it costa circa due terzi di un .com,
il .co 2,8 volte, il .io 4,7 volte, il .ai 7,5 volte, da pagare a blocchi di due
anni.
Illustrazione basata sui listini di rinnovo di Porkbun per .com, .co, .io e .ai, e di OVHcloud per il .it rispetto al suo .com.

Prima di registrare un dominio di moda, guarda il prezzo del rinnovo e non quello del primo anno, che spesso è scontato. Poi controlla chi è il registro: apri iana.org/domains/root/db/io.html, sostituendo io con l'estensione che ti interessa, e leggi la voce "Manager". Se hai già un dominio, chiedi a chi gestisce il sito a nome di chi è registrato, quando scade e se il rinnovo è automatico. L'articolo su cos'è e quanto costa Cloudflare spiega come si collega il dominio al sito attraverso il DNS. Se devi scegliere il nome per un sito nuovo, scrivimi: ne parliamo prima che tu lo registri.

Domande frequenti #

Il dominio .ai di quale paese è? #

È il dominio nazionale di Anguilla, un territorio britannico d'oltremare nei Caraibi, ed è amministrato dal suo governo. Chiunque può registrarlo, senza abitare ad Anguilla. Nel 2025 i domini .ai valevano quasi il 39 per cento delle entrate del governo.

Cosa significa il dominio .io? #

È il dominio del Territorio britannico dell'Oceano Indiano, cioè dell'arcipelago delle Chagos. È diffuso fra le startup tecnologiche perché la sigla richiama l'input/output dell'informatica, e chiunque può registrarlo.

Perché sono aumentati i domini .si? #

Perché a metà settembre 2026 Trump ha proposto di chiamare l'intelligenza artificiale "Super Intelligence", o "SI", e il 29 settembre l'ha imposto alle agenzie federali statunitensi con un ordine esecutivo. Molti hanno registrato indirizzi .si, il dominio della Slovenia, sperando di rivenderli alle aziende del settore: a settembre ne sono nati circa 46mila.

Il dominio .io sparirà con il passaggio delle Chagos a Mauritius? #

Non è deciso, e non succederebbe in fretta. Il trattato fra Regno Unito e Mauritius non è in vigore e non nomina il dominio. Il .io sparirebbe solo se il suo codice uscisse dall'elenco ISO 3166, e anche in quel caso la procedura di IANA prevede da cinque a dieci anni prima della rimozione.

Un registro straniero può cancellare il mio dominio? #

Sì, se il suo regolamento lo prevede. Il registro libico, per esempio, può sospendere o cancellare un dominio su ordine di un tribunale del paese, e nel 2010 cancellò vb.ly. Prima di registrare un dominio nazionale, leggi le regole del suo registro.

Quanto costa un dominio .ai? #

Al rinnovo costa circa sette volte e mezza un .com, e va registrato per almeno due anni. Un .io costa quasi cinque volte un .com, mentre un .it costa meno.

Un dominio .ai o .io è peggio per Google di un .com? #

No, secondo la documentazione di Google: .ai, .io e .co sono trattati come domini generici, cioè come un .com. Con un .si, un .md o un .rs, invece, dici a Google che il sito parla a clienti in Slovenia, in Moldova o in Serbia.

Fonti #

strategiaSEOsicurezza

Chi scrive

Andrea Frison sviluppa siti web, app e piattaforme su misura. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari ed è sul web da oltre vent’anni.

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