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AI washing: come riconoscere un falso agente AI

Molti fornitori vendono come agenti AI vecchi chatbot e automazioni a regole: come accorgersene prima di firmare.

Un fornitore ti presenta il suo agente AI, cioè un programma che non si limita a rispondere ma compie delle azioni al posto tuo, come spostare un appuntamento o aggiornare un ordine. Risponde ai clienti a qualunque ora e, ti assicura, lavora da solo. Sembra quello che serve alla tua attività, ma potrebbe anche essere un chatbot di qualche anno fa, con un nome nuovo e un prezzo più alto.

Gartner, la società statunitense di analisi di mercato, chiama questa abitudine agent washing, sul modello di greenwashing, la pubblicità ingannevole sull'ambiente. Nel comunicato del giugno 2025 indica con questa espressione i prodotti già esistenti, come assistenti AI, chatbot e programmi di automazione, che ricevono un nome nuovo senza avere vere capacità da agente. Conviene riconoscerlo prima di firmare, perché chi paga un agente deve sapere cosa sta comprando, e cosa succede quando l'agente sbaglia.

Come riconoscere un falso agente AI #

OpenAI, l'azienda che sviluppa ChatGPT, dà il criterio più chiaro nella sua guida alla costruzione degli agenti: un programma non è un agente se l'intelligenza artificiale che contiene si limita a rispondere, come fa un normale chatbot, senza decidere come svolgere il lavoro. In un agente è l'AI a scegliere i passaggi, a usare altri programmi, come il calendario o il gestionale, e a capire quando il compito è finito o quando passarlo a una persona. L'articolo su cosa può già fare un agente AI racconta quanto riescano a fare oggi gli agenti su un sito.

La prova più utile, quindi, non è una domanda difficile: un chatbot ben fatto risponde bene anche a quelle. È un compito che richieda più azioni su programmi diversi, preso dal tuo lavoro di tutti i giorni, per esempio spostare un appuntamento e avvisare il cliente per email. Poi chiedi al fornitore di mostrarti il registro dei passaggi: un agente vero lascia traccia di quali programmi ha usato e in che ordine, un chatbot no.

Un metro per orientarsi viene dall'Agenzia per l'Italia digitale, l'ente pubblico che si occupa della digitalizzazione: a marzo del 2026 ha pubblicato in bozza, per raccogliere commenti, delle linee guida per gli uffici pubblici. Non sono ancora definitive, ma dividono i sistemi in sei livelli di autonomia, da quelli che seguono regole scritte in anticipo agli agenti che fanno tutto da soli. Di questi ultimi l'Agenzia scrive che al momento non può indicare nessuna sperimentazione, solo attività di ricerca.

Sei colonne di altezza crescente, i livelli di
autonomia delle linee guida AgID: 0 manuale; 1 automazione a regole, con script e regole
fisse scritte in anticipo; 2 automazione intelligente, che smista e classifica le
richieste; 3 workflow agentici, in cui l'AI usa altri programmi lungo passaggi stabiliti; 4
agenti semi-autonomi, che agiscono da soli entro ambiti delimitati; 5 agenti del tutto
autonomi, disegnato con il bordo tratteggiato perché AgID non indica sperimentazioni ma
solo attività di ricerca.
I livelli 3 e 4 sono in verde: da lì l'AI usa altri programmi. Sotto, la domanda da fare al
fornitore: cosa fa il tuo prodotto da solo, e cosa no?
Illustrazione basata sulla bozza delle linee guida AgID per lo sviluppo di sistemi di IA nella pubblica amministrazione, messa in consultazione a marzo 2026.

Da questa scala viene una conclusione: chi ti vende un agente che "fa tutto da solo" ti promette più di quello che oggi esiste. Per fare la domanda giusta al fornitore non serve conoscere le linee guida: chiedigli cosa fa il sistema da solo, e cosa no.

AI washing e agent washing: cosa sono, e quanto sono diffusi #

L'agent washing è l'ultima versione di un fenomeno più vecchio, l'AI washing: attribuire a un prodotto un'intelligenza artificiale che non ha, o che fa molto meno di quanto promesso. L'etichetta segue la moda: fino a un paio d'anni fa bastava scrivere "con intelligenza artificiale", oggi si scrive "agente". L'articolo su ChatGPT, chatbot e agenti AI spiega in cosa un agente si distingue da un chatbot.

Non esiste una misura pubblica di quanto sia diffuso. Gartner stimava che, delle migliaia di aziende che a metà 2025 vendevano agenti, solo circa 130 ne offrissero di veri, ma nel comunicato non spiega come li abbia contati. Lo stesso vale per la sua previsione più citata, secondo cui oltre il 40 per cento dei progetti basati su agenti sarà abbandonato entro la fine del 2027. Insieme alla previsione Gartner ha pubblicato un sondaggio fra i partecipanti a un suo seminario online: chiedeva quanto le aziende stessero investendo, non quanti progetti fallissero. Sono indicazioni, più che dati.

Quando l'intelligenza artificiale era fatta da persone #

I casi più gravi non sono di agent washing in senso stretto, ma di AI washing: dietro l'automazione promessa c'erano delle persone. Nell'aprile 2025 la procura federale di New York ha accusato di frode il fondatore di Nate, un'app che prometteva di fare acquisti online al posto degli utenti grazie all'intelligenza artificiale. Secondo l'accusa gli ordini venivano completati a mano da un call center nelle Filippine, e con quella promessa l'azienda aveva raccolto oltre 40 milioni di dollari. Non risulta ancora una sentenza.

Un caso simile riguarda Presto Automation, che vendeva ai fast food un sistema che prendeva gli ordini al drive-through, la corsia in cui si ordina dall'auto, senza bisogno di personale. L'autorità che vigila sulla borsa statunitense ha concluso nel gennaio 2025 che, nella versione installata nella maggior parte dei ristoranti, ogni ordine veniva inserito a mano da operatori che lavoravano soprattutto dalle Filippine o dall'India. Nella versione più avanzata, ancora in prova, un operatore interveniva circa sette volte su dieci. Presto ha chiuso il caso con un accordo, senza ammettere né negare gli addebiti.

Il sistema di Presto doveva
prendere gli ordini da solo. Due file di dieci ordini: nel sistema installato nella maggior
parte dei ristoranti tutti e dieci sono inseriti a mano da un operatore; nella versione più
avanzata, in prova alla fine del 2023, circa sette su dieci, e solo tre sono presi dal
sistema da solo. Gli operatori lavoravano dalle Filippine o dall'India.
Illustrazione basata sull'ordine della SEC del 14 gennaio 2025 sul caso Presto Automation.

Lo hanno fatto anche aziende molto più grandi. Nell'ottobre del 2016 Tesla, l'azienda di auto elettriche guidata da Elon Musk, pubblicò un video in cui una Model X guidava senza nessuno ai comandi da una casa di Menlo Park alla sede dell'azienda a Palo Alto, in California, fermandosi ai semafori rossi e ripartendo con il verde. Una scritta all'inizio spiegava che la persona al posto di guida era lì «solo per ragioni legali» e che l'auto faceva tutto da sola, e Musk rilanciò il video su Twitter come prova che le Tesla potevano guidare da sé.

Sei anni dopo il responsabile del software di guida assistita di Tesla, Ashok Elluswamy, raccontò un'altra versione in una deposizione per la causa sulla morte di Walter Huang, un ingegnere di Apple morto nel 2018 in un incidente con l'Autopilot attivo. Il video era stato girato su richiesta di Musk, lungo un percorso stabilito in anticipo, e l'auto di serie non sapeva fare quello che vi si vedeva. Durante le prove i collaudatori avevano dovuto intervenire più volte, e una volta l'auto, mentre cercava di parcheggiare da sola, aveva urtato una recinzione nel parcheggio dell'azienda. Il video, disse Elluswamy, non voleva rappresentare con esattezza quello che i clienti potevano avere nel 2016, ma quello che sarebbe stato possibile costruire.

Otto anni dopo successe qualcosa di simile con i robot. Nell'ottobre del 2024, all'evento in cui Tesla presentò il suo taxi senza conducente, i prototipi del robot umanoide Optimus giravano fra gli ospiti, ballavano e servivano da bere. Secondo le fonti di Bloomberg i robot camminavano da soli, ma molte delle interazioni con gli ospiti erano guidate a distanza da dipendenti dell'azienda. Musk non lo disse: a farlo notare fu uno dei robot, che faceva il barista e a un ospite spiegò di essere «assistito da un umano».

Il robot umanoide Optimus di
Tesla, bianco e nero, serve un piatto a un gruppo di ospiti seduti su divani arancioni nel
giardino di una casa, di sera.
Un'immagine promozionale di Tesla: Optimus serve gli ospiti di una festa. Foto: Courtesy of Tesla, Inc.

Erano dimostrazioni per il pubblico e per gli investitori, non servizi venduti a un cliente, ma fanno capire quanto possa essere convincente una presentazione preparata, anche quando la mette in scena una delle aziende tecnologiche più grandi del mondo. Sono, con i casi di Nate e Presto, il motivo per cui fra le domande da fare al fornitore, più avanti, ce n'è una che sembra strana: quanta parte del lavoro faccia una persona. E per cui la prova va fatta con un compito scelto da te, invece di guardare la demo che il fornitore ha preparato.

In Italia: cosa dice la legge se un fornitore esagera #

La legge europea sull'intelligenza artificiale non regola le promesse commerciali. In Italia, fra aziende, vale una legge del 2007 sulla pubblicità ingannevole, che tutela i professionisti e le imprese quando acquistano prodotti o servizi. Le microimprese, cioè quelle con meno di dieci dipendenti, sono protette anche dal Codice del consumo contro le pratiche commerciali scorrette, ma per la pubblicità ingannevole vale per loro la stessa legge del 2007.

Per chi acquista, la legge ha un punto molto utile. Se l'Antitrust, l'autorità che vigila sulla concorrenza, chiede a un venditore di provare quello che ha dichiarato, e la prova manca o non basta, le sue affermazioni si considerano inesatte. Le sanzioni vanno da 5.000 a 500.000 euro, e anche un'azienda che si sente ingannata può segnalare il caso. Non risultano però, finora, casi dell'Antitrust sull'AI washing: le sue tre indagini sui chatbot, aperte per tutelare i consumatori, riguardavano le risposte inventate, e si sono chiuse ad aprile del 2026 con l'impegno delle aziende a correggersi, senza multe.

Cosa chiedere a un fornitore di agenti AI, e cosa farsi scrivere nel contratto #

Oltre alla prova con un compito su più programmi, fatti dire e mettere per iscritto:

  • Cosa fa il sistema da solo, e cosa no? Un'automazione a regole può bastare, purché ti venga venduta e fatta pagare per quello che è.
  • Quanta parte del lavoro svolge una persona? È la domanda che i casi di Nate e Presto rendono necessaria.
  • Quante volte sbaglia, su richieste come le tue? Anche altre linee guida dell'Agenzia per l'Italia digitale, quelle sugli acquisti di AI, suggeriscono di mettere fra le garanzie del contratto il tasso di errore, non solo la promessa che il servizio non si interrompa.
  • Quali azioni compie da solo, e quali ti chiede di confermare?
  • Chi paga se sbaglia? Il contratto può limitare la responsabilità del fornitore, ma per legge non può escluderla né limitarla quando il danno nasce dalla malafede del fornitore o da una sua grave negligenza.

Se vuoi capire se quello che ti propongono è un agente, e se alla tua attività serve, scrivimi: partiamo dalle richieste che ricevi ogni giorno.

Domande frequenti #

Come riconoscere un falso agente AI? #

Chiedi al fornitore di far svolgere al suo agente un compito che richieda più azioni su programmi diversi, per esempio spostare un appuntamento e avvisare il cliente, e di mostrarti il registro dei passaggi. Un agente vero decide da solo come procedere e lascia traccia dei programmi che ha usato; un chatbot risponde, anche bene, ma non agisce.

Cosa sono gli agenti AI? #

Sono programmi basati sull'intelligenza artificiale che non si limitano a rispondere: decidono i passaggi di un compito e lo portano a termine usando altri programmi, come il browser, il calendario o il gestionale.

Cos'è l'AI washing? #

È la pratica di presentare un prodotto come basato sull'intelligenza artificiale quando non lo è, o quando l'AI che contiene fa molto meno di quanto promesso. Il nome viene da greenwashing, la pubblicità ingannevole sull'ambiente.

Cos'è l'agent washing? #

È la versione più recente dell'AI washing: vendere come agenti AI dei chatbot, degli assistenti o delle automazioni già esistenti, senza vere capacità da agente. Gartner usa questo termine dal 2025.

Gli agenti AI funzionano? #

In parte. Esistono sistemi in cui l'intelligenza artificiale usa altri programmi per portare a termine un compito, di solito con una persona che controlla i casi difficili. Gli agenti del tutto autonomi invece, secondo l'Agenzia per l'Italia digitale, oggi esistono solo nella ricerca.

È illegale vendere un chatbot come agente AI? #

Può esserlo, se l'affermazione inganna chi acquista. In Italia la pubblicità ingannevole fra aziende è vietata da una legge del 2007, e se l'Antitrust chiede al venditore di provare quello che dichiara e lui non ci riesce, le sue affermazioni si considerano inesatte.

Fonti #

AIagenti AIchatbotstrategia

Chi scrive

Andrea Frison sviluppa siti web, app e piattaforme su misura. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari ed è sul web da oltre vent’anni.

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