Il ristorante del campo
Fra una buca e l'altra
Il ristorante è a pochi passi dal campo, e ci arrivano due pubblici: i giocatori, con la sacca ancora in spalla, e chi sale da Cortina per pranzare con la vista sulle Dolomiti. Il logo deve parlare a entrambi. Per i primi deve venire dal golf, per i secondi deve dire ristorante prima che campo sportivo.
Il nome dà già la direzione. Green è il prato rasato intorno alla buca, dove la partita si chiude; è anche il verde dei boschi di abeti che circondano Fraina. Il rischio è l'illustrazione sportiva, la pallina e la bandierina che somigliano a mille altre insegne di club.
Il ferro nella sacca, il giocatore a tavola.
Una partita a golf dura ore, e a un certo punto arriva la sosta: i ferri restano nella sacca, il giocatore va a tavola. Il logo è uno di quei ferri.
La G e il ferro
Dalla lettera al ferro
Il lavoro parte dalla lettera, la G di Green, con la sua curva aperta e la barra che entra verso l'interno. Poi arriva l'immagine del momento in cui il golf si ferma: la sacca appoggiata fuori dalla sala, con le teste dei ferri che sbucano dal bordo.
Vista così, di faccia, la testa del ferro ha già la forma di una lettera. La punta chiude la curva della G, l'hosel scende a destra dentro la sacca come la coda della lettera, e le scanalature della faccia prendono il posto della barra.
Un simbolo, due letture
Chi gioca vede il ferro, chi arriva per pranzo vede una lettera elegante, la G del nome. Le due letture non si disturbano: il simbolo non mostra una pallina né un campo, mostra un attrezzo a riposo, e il riposo è quello che un ristorante offre.
Punta, faccia, hosel
L'anatomia di un ferro
La testa di un ferro ha un vocabolario preciso. La punta è l'estremità lontana dal giocatore, il tacco quella vicina; sotto corre la suola, che sfiora l'erba, e in alto la linea superiore, quella che il giocatore guarda quando si prepara al colpo. La faccia colpisce la pallina, e le sue scanalature la fanno girare. L'hosel è il collo che si innesta nel bastone.
Il simbolo le tiene tutte, al loro posto. È questa precisione che lo lega al golf, e che lo tiene lontano dalla calligrafia: chi conosce un ferro lo riconosce parte per parte.
La costruzione del simbolo
Un tratto che si assottiglia
Il profilo nasce da un gesto continuo: spesso nella curva della punta, dove il ferro ha la massa, sottile verso le estremità, come un pennello che si stacca dal foglio. L'hosel che scende a destra è l'ultimo tratto del gesto, e dà al simbolo il suo appoggio.
Il disegno è vettoriale, con pochi punti di ancoraggio: le scanalature sono due curve e due semicerchi ciascuna. Il logo resta nitido su un'insegna come su un piccolo biglietto quadrato, e regge la stampa a caldo, dove i dettagli troppo fini si impastano.
Verde e oro
I due colori del biglietto
Il verde è quello del nome, scuro e profondo, più vicino agli abeti che al prato. L'oro arriva con la stampa a caldo, la lamina metallica che su carta bianca prende la luce: è il registro di un ristorante, non di un circolo sportivo.
#13442B · RGB 19 68 43lamina metallica, stampa a caldoDai biglietti al sito
I biglietti da visita sono quadrati, su carta bianca spessa: da un lato il simbolo da solo, dall'altro il nome, GREEN in lettere spaziate e GOLF RESTAURANT più piccolo sotto. Una versione è in verde, l'altra in oro a caldo.
Lo stesso sistema (simbolo, nome spaziato, verde e oro) vale per gli altri materiali del ristorante e per il sito web, greencortina.it.


Domande frequenti
Chi ha disegnato il logo di Green Golf Restaurant?
Il logo di Green Golf Restaurant, il ristorante del golf di Cortina d'Ampezzo, è di Andrea Frison, designer e sviluppatore a Venezia, che l'ha disegnato nel 2017 per Newwave insieme ai materiali di comunicazione, a partire dai biglietti da visita, e al sito web del ristorante.
Che cosa rappresenta il simbolo?
La testa di un ferro da golf che sbuca dalla sacca, messo a riposo mentre il giocatore pranza. La stessa forma disegna la G di Green: la punta del ferro chiude la curva, l'hosel scende come la coda della lettera e le scanalature della faccia fanno da barra.
Perché verde e oro?
Il verde richiama il nome e i boschi intorno a Fraina; l'oro, stampato a caldo, dà al logo il registro di un ristorante. Il simbolo è pieno, senza sfumature, e resta riconoscibile in entrambi.
Il logo funziona anche in piccolo?
Sì. La forma è piena e ha pochi dettagli, e le quattro scanalature restano distinte anche su un piccolo biglietto da visita.
Chi ha progettato
Andrea Frison progetta e sviluppa siti web, app e identità visive. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari e lavora da oltre vent’anni con aziende e istituzioni del Nord Est.