Perché serve
Dai risultati alle risposte
Da quando i motori di ricerca rispondono con un testo scritto dall'intelligenza artificiale, comparire fra i risultati conta meno di un tempo. Le risposte di Google e degli assistenti AI riassumono poche pagine e le citano con un link, e per un'azienda essere una di quelle pagine è diventato molto più importante che occupare un posto in una lista di dieci risultati.
I motivi per cui una pagina resta fuori sono però quasi sempre invisibili a chi la guarda. Può bastare un noindex rimasto nel tema dopo la messa online, un robots.txt che chiude la porta proprio al bot con cui un assistente cerca le fonti, oppure un testo che compare solo dopo l'esecuzione di JavaScript e che quel bot quindi non legge.
Voti che mescolano tutto
Per controllare questi dettagli esistono già molti strumenti, e quasi tutti danno un voto da 0 a 100. Dentro quel numero però finiscono insieme le regole scritte dai motori e le abitudini diffuse nel settore, con lo stesso peso e segnalate allo stesso modo: chi legge il voto non sa più cosa è necessario e cosa è facoltativo, e rischia di passare un pomeriggio a sistemare un dettaglio che nessun motore chiede.
Non è un altro Lighthouse
A prima vista Citebeam può ricordare Lighthouse, lo strumento di Google integrato in Chrome che chi costruisce siti conosce bene: anche lì c'è un voto da 0 a 100, e la somiglianza è voluta. Lighthouse però misura un'altra cosa, cioè la qualità della pagina per chi la apre: prestazioni, accessibilità, buone pratiche di sviluppo e basi della SEO. Citebeam invece si occupa soltanto di quello che serve perché un motore basato sull'AI possa trovare la pagina e usarla come fonte.
Per questo Citebeam esamina aspetti che Lighthouse non prende in considerazione. Controlla il robots.txt bot per bot, perché ogni motore AI cerca con il suo; confronta la pagina con l'HTML che arriva dal server, quello che diversi crawler AI leggono senza eseguire JavaScript; verifica che istruzioni come nosnippet non impediscano di citarne il testo e che i dati strutturati corrispondano al testo visibile. Distingue anche i bot che cercano da quelli che raccolgono testi per addestrare i modelli: bloccare i secondi è una scelta legittima, come spiega l'articolo su come bloccare i bot AI, e non toglie la pagina dalle risposte.

Le fonti
Oltre Google
Per la ricerca tradizionale basta seguire Google; per le risposte dell'AI invece no, perché ogni assistente ha i suoi bot e pubblica le sue regole. Citebeam parte quindi dalla documentazione ufficiale di Google, di Bing e delle aziende che sviluppano i principali assistenti AI, letta per intero e messa a confronto punto per punto, e ogni controllo cita il documento da cui nasce.
Da quei documenti derivano i controlli con fonte ufficiale, gli unici che possono segnalare un errore in rosso. Il rosso infatti ha un significato preciso: una fonte di prima mano dice che quel problema impedisce di citare la pagina.
Le buone pratiche
Accanto alle regole ufficiali Citebeam tiene conto delle abitudini consolidate del mestiere, come il file llms.txt, un solo titolo H1 o l'anteprima per i social: nessun motore le richiede in modo esplicito, ma seguirle non è mai sbagliato e molti strumenti le valutano. Citebeam le conta nel punteggio, ma non le segna mai come errori: al massimo producono un avviso, e nel dettaglio portano l'etichetta "Buona pratica" al posto di "Fonte ufficiale". Sulla pagina la differenza è poco visibile, ma è quella che permette a chi legge il risultato di sapere sempre quanto pesa ciascuna richiesta.

Un voto in chiaro
Il punteggio è una media semplice: un controllo superato vale uno, un avviso vale mezzo, un errore vale zero, e tutti pesano uguale. Le aree in cui sono raccolti, dall'accesso per i motori AI alle buone pratiche, mostrano invece frazioni come "2 su 4", che dicono subito dove guardare senza aggiungere un altro numero da interpretare.
Il nome e il quadrante
Un fascio di luce
Citebeam unisce due parole inglesi, cite, citare, e beam, fascio di luce: una luce che passa sulla pagina e mette in evidenza quello che un motore basato sull'AI può usare come fonte. Da questa immagine vengono il marchio, il quadrante del risultato e l'animazione dell'analisi.

Il quadrante
Il quadrante è un arco di tre quarti di cerchio diviso in tacche, quattro per ogni controllo, così ogni controllo ha il suo segmento e uno ambra o rosso mostra subito dove intervenire. Con un clic su un segmento il quadrante mostra il nome del controllo e ne apre il dettaglio.
Il controllo superato ha il colore del testo, nero nel tema chiaro e bianco in quello scuro, e il verde non compare mai: ambra e rosso sono riservati a quello che chiede attenzione, mentre l'azzurro si usa solo per il fascio e per il marchio. L'icona è lo stesso quadrante semplificato, con l'anello tratteggiato, lo spicchio di luce e il centro.
L'analisi
L'analisi dura pochi secondi ed è il momento più riconoscibile dell'estensione. Un ago di luce percorre il quadrante e ogni tacca che raggiunge lampeggia d'azzurro prima di prendere il colore del suo esito, mentre il numero sale insieme all'ago e sotto scorre, in caratteri monospazio, quello che Citebeam legge in quel momento. Alla fine un'onda di luce ripercorre l'arco una volta sola e le aree compaiono una dopo l'altra. Nessuna animazione si ripete, e chi ha attivato nel sistema l'opzione per ridurre le animazioni vede subito il risultato.

Il risultato
Due livelli di lettura
Il risultato è scritto per chi ha un sito, anche senza competenze tecniche. Sotto il punteggio compare una frase come "3 cose da sistemare" e poi l'elenco di cosa fare, con gli errori prima degli avvisi, così anche chi non ha mai sentito parlare di meta robots capisce da dove cominciare. Ogni scheda del browser conserva il proprio risultato, che resta al suo posto quando l'utente torna su quella scheda. Il pannello segue il tema chiaro o scuro del sistema.


La correzione già scritta
Per vedere il dettaglio basta un clic su un'area, su una voce dell'elenco o su un segmento del quadrante. Il dettaglio di ogni controllo comincia da "Come si corregge", con i passi da fare e un solo blocco di codice: la parte da togliere è barrata in rosso, quella nuova è in azzurro, e un pulsante la copia. Le fonti, con la citazione originale in inglese, restano chiuse in fondo sotto "Approfondisci", per chi le vuole leggere.
Etichette e testi seguono la norma EN IEC/IEEE 82079-1, quella internazionale sulla redazione delle istruzioni per l'uso dei prodotti: ogni pulsante dice cosa fa con un verbo e il suo oggetto, come "Analizza questa pagina" o "Copia la correzione". Quando manca il file llms.txt, infine, il pulsante "Genera llms.txt" ne scrive una bozza a partire dalla pagina aperta, da rivedere e pubblicare.

Privacy e limiti
Niente esce dal browser
Citebeam chiede l'accesso a un sito solo quando l'utente preme "Analizza", e soltanto a quel sito. Lavora dentro il browser e scarica tre file: la pagina, il robots.txt e il file llms.txt del sito. Tutto il resto rimane sul computer di chi la usa, senza server, account o statistiche, e il risultato sparisce quando il pannello si chiude.
Quello che non può vedere
Alcune cose però restano fuori dalla portata di qualsiasi estensione, e Citebeam le elenca in fondo a ogni risultato: l'impostazione di Search Console che esclude un sito dalle funzioni AI di Google, i blocchi che un firewall o un CDN applicano agli indirizzi dei crawler, e IndexNow, il sistema con cui un sito avvisa i motori delle pagine nuove, che usa una chiave segreta. Un 100 dice quindi che la pagina è pronta per essere citata, ma non garantisce che lo sarà.
Il reel e le lingue
Il reel
Un reel di venticinque secondi presenta l'estensione sul Chrome Web Store, senza voce fuori campo: sfondi a tinta unita, parole che compaiono a pezzi, il quadrante e la correzione disegnati come grafiche. Il montaggio segue un ritmo di 120 battiti al minuto, e sulle parole chiave il carattere Geist, lo stesso di tutto il progetto, passa a un peso più marcato.
Sei lingue
L'interfaccia, la pagina sul Chrome Web Store e i testi dei controlli sono tradotti in inglese, italiano, spagnolo, tedesco, francese e portoghese del Brasile.
Domande frequenti
Che cos'è Citebeam?
Citebeam è un'estensione per Google Chrome che controlla se la pagina aperta può essere raggiunta, letta e citata dai motori di ricerca e dagli assistenti AI. Dà un punteggio da 0 a 100 e mostra come correggere ogni problema.
Citebeam è gratuita?
Sì. Citebeam è gratuita, non chiede un account e la trovi sul Chrome Web Store.
Che differenza c'è fra fonte ufficiale e buona pratica?
I controlli con fonte ufficiale seguono la documentazione di Google, di Bing e delle aziende dei principali assistenti AI, e possono segnalare un errore. Le buone pratiche, come il file llms.txt, contano nel punteggio ma al massimo producono un avviso, e portano un'etichetta che le distingue.
I dati della pagina analizzata escono dal browser?
No. Citebeam lavora nel browser, senza server, account o statistiche, e scarica solo la pagina, il robots.txt e il file llms.txt del sito che analizzi.
Chi ha realizzato Citebeam?
Andrea Frison, sviluppatore di siti web e web app a Venezia, che ne ha curato il prodotto, il nome, l'identità visiva, l'interfaccia, il codice e il reel.
Chi ha progettato
Andrea Frison progetta e sviluppa siti web, app e identità visive. Vive a Venezia in centro storico, è laureato in Informatica a Ca’ Foscari e lavora da oltre vent’anni con aziende e istituzioni del Nord Est.
Servizi di questo progetto: AI e automazione, Siti web e software su misura, Comunicazione e design.